
"All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" (Benedetto XVI, Deus Charitas Est)
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Renato Farina su Libero 21/01/2008
Ieri la piazza più religiosa e, per i maliziosi, più clericale del mondo è diventata una specie di fortino della libertà, una grande culla dove tutti i laici dell'universo potevano riposarsi per preparare la futura pugna. Non ci credete? Be', chi c'era può testimoniarlo: è accaduta la strana alleanza di uomini liberi. Cattolici oppure no, ma ieri stretti intorno a uno strano tedesco che ricorda molto un tale vissuto in Galilea duemila anni fa. Ma anche un certo Socrate. Sia detto senza confondere le essenze: ciascuno è quello che ha scelto di essere. Ma ieri ci si è incontrati al Ratzinger day. Eccoci allora intorno a mezzogiorno vicino al cupolone. Presso l'obelisco c'è ancora il presepe tardivo e l'albero di Natale con gli addobbi dorati: in fondo anche se non è Natale oggi nasce qualcosa di importante in Italia. Che sciocchi quanti hanno parlato di steccati risorgenti tra chi è fedele e chi non ci crede. Questa domenica mezzogiorno è stato il momento di una comunione, anzi - non esageriamo - di un patto in difesa del diritto di esistere con la faccia che si ha, della necessità del rispetto. Piccole cose, persino ovvie. Ma mica tanto oramai. Prima la cronaca o prima i concetti? Qui non si riesce tanto a distinguere tra il significato delle cose, la loro potenza politica, e il susseguirsi dei fatti. Idee e facce, ragionamenti e passioni si mescolano come sempre nella vita, ma ieri di più. Da là sotto, sul selciato, tra mille bandiere e striscioni, si vedeva specialmente il cielo di Roma, lucentissimo e blu. Questo miracolo che è il colore dell'aria a Roma. Tutti a guardare le sue braccia aperte
Centinaia di migliaia di occhi fissi alla finestra. Alle undici e cinquanta si aprono le imposte e viene srotolato il sandalo rosso. A mezzogiorno in punto una macchia bianca e due braccia si sono agitate più lente e più larghe di quelle della gente in piazza. Il Papa è entrato in scena con le braccia aperte, forse non sapeva dove mettere le mani, non ha senso del teatro, ma dell'amore sì. Sono passati alcuni istanti prima che il microfono rilanciasse le cadenze bavaresi del Pontefice. E sono stati momenti unici. Chi scrive è un veterano d'incontri papali. Ieri è stato diverso da ogni altra volta. Non la solita festa, ma neanche la tristezza dinanzi alla malattia di un Papa o a eventi dolorosi dell'umanità. Piuttosto l'attesa e il desiderio. L'aspettativa di un annuncio bello. E questo fremito accomunava i credenti, pratici delle preghiere, e i "miscredenti", impacciati ma non estranei. Ed ecco la voce, la voce del Papa.
Non era quella solita attraversata da accenti d'ironia, aveva qualcosa di spezzato, come di un uomo che stesse per piangere. Per la fatica che gli altri avevano fatto per andare a salutarlo, per la pietà che aveva per quegli uomini-donne-bambini, per chi lo aveva ferito e ancora non capiva il torto fattogli, per il mondo intero, ma anche per se stesso. E a noi giù in piazza, e - forse - a voi in cucina davanti al video, cosa è accaduto? Come una scossa.
È impossibile davanti al Papa e vicino alla memoria di millenni cristiani sottrarsi alla domanda: «Che cosa diavolo ci facciamo in questo mondo?»; mea culpa, togliere la parola diavolo, per favore. Ecco: non siamo soli. Benedetto XVI ha esordito mettendoci con lui: «Fratelli e sorelle». Poi, procedendo ha cambiato, e si è rivolto così agli sguardi che se lo bevevano: «Cari amici!». Ha aggiunto: «Grazie. Vogliamo pregare insieme, non bisogna smettere di pregare». E questi inviti non c'è uno solo cui siano parsi bigotti o moralistici. Era chiaro che in quella richiesta c'è l'essenza del nostro essere uomini, atei o no: dei poveretti che hanno bisogno di tutto, e mendicano il destino a questo cielo di Roma così sorridente. Dalla folla si è levato un coro, partito dalla zona dove si allungava per cinquanta metri lo stendardo di Comunione e Liberazione: libertàaa-libertàaa. È diventato viva-il-Papa; e poi ti vogliamo-bene-Benedetto. È seguito il latino solenne dell'Angelus, le formule mai consumate delle benedizioni pontificie. Il segno della croce. Tanti, tra essi molti con sottobraccio Libero, si capiva essere poco avvezzi a questo gesto: ma si sono inchinati dinanzi a una liturgia antica che nel caos di questa Italia ha il timbro fresco della speranza. «Grazie agli amici!» ha ripreso allora il Papa. Qui è cominciata la parte "politica" dell'incontro: di una politica che è sinonimo di convivenza civile, bene comune, stare insieme rispettandosi, e persino cercando di venirsi incontro e farsi compa-gnia. Se possibile provando a portare i pesi gli uni degli altri. O, se questa è un'utopia, almeno non tirarseli in testa. Ha usato due volte la parola «solidarietà» riferendosi a quella ricevuta, e tre volte ha detto «grazie», una al «cardinal vicario» Ruini. Soprattutto ha fatto intendere che lui non era soltanto quello che stava alla finestra, ma stava anche giù, tra la gente che ha scelto di venire qui. Si è messo tra i cattolici e i laici bambini. Quelli che vedono le cose e le dicono. (Come il sindaco di Missaglia, Brianza con la fascia tricolore e i vigili urbani, mandato qui nella notte dal consiglio comunale al completo). Chi non c'era in piazza e anzi ha condannato per qualsivoglia menata questo Angelus è cattolico-adulto o laico-adulto. Uno che tra i suoi occhi e la realtà mette l'ideologia. E se un Papa è ferito non lo soccorre, ma domanda: a-chi-giova? Uno schifo da scribi e farisei.
Benedetto XVI, con il suo modo di fare timido e ritroso, non ha trattato questo raduno come qualcosa di gradevole ma adesso passiamo ad altro; gli ha dato un peso missionario, è diventato un gesto in cui lui si identifica: bisogna correre insieme, uomini di buona volontà, dove la libertà subisce un torto. Non si è sottratto per falsa modestia alla constatazione di aver subito una persecuzione, non ha minimizzato.
Poteva restare neutro per non dividere i prodiani (ostili al raduno) dai rutelliani (favorevoli: c'erano Rutelli e Fioroni), per non benedire implicitamente tanta parte del centrodestra, Cossiga, Andreotti, la Cisl, l'Ugl e i cristiani riformisti (veltroniani). No. Non è rimasto furbescamente neutro. Era da questa parte. Con chi protesta perché si è impedito a un Papa di parlare. A un Papa! Figuriamoci a chi è un nessuno cosa fanno. Una lezione di democrazia
Non è un tipo che alluda, Ratzinger. Ha raccontato come ha vissuto questi giorni. Ci teneva. Ci ha patito. Prima ha raccontato di sé quasi piegato sulle sudate carte. «Conosco bene questo ateneo, lo stimo, sono affezionato. Avevo accolto volentieri l'invito, mi ero preparato il discorso per giorni dopo il Natale». Poi la violenza subita... «Purtroppo, il clima che si è creato... Ho soprasseduto mio malgrado». In quel mio-malgrado c'è un giudizio chiaro: mi è stato impedito, il danneggiato sono io, ho subito un furto di libertà.
Altro che vittoria politica del Vaticano, a lui interessa incontrare le persone più che spedire insegnamenti, la vita degli uomini è così: incontrarsi, litigare, poi bere un caffè, pensare al lavoro, ai figli. E qui la lezione di democrazia, o se si vuole molto semplice, di educazione civica: «Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene». Rispetto, libertà, responsabilità, verità, bene. Secondo me il Papa non la passa liscia. Da quando in qua in questo mondo il coraggio e la mitezza sono premiati? Noi però siamo contenti che tu ci sia, papa Benedetto, e sei proprio così come sei. Più colto, più timido, più intelligente, più credente di noi. Ma ci chiami amici, sei uno di noi.
© Copyright Libero, 21 gennaio 2008
Domani in piazza per il Papa. Ecco dieci motivi per andarci tutti
di Renato Farina (Libero, 19 gennaio 2008)
Ecco dieci motivi per essere domani all'Angelus del Papa in piazza San Pietro. Si avverte che alcune ragioni possono essere molto personali, altre funzionano per atei, alcune persino per gaudenti. Talune molto nobili, tal'altre meno. Ciascuno trovi la sua: e ci si vede lì, meglio prima delle undici per sistemarsi vicini, con Feltri.
1) Riparazione di un torto.
Mettendo Benedetto XVI nelle condizioni di non potersi esprimere gli si è negato un diritto dell'uomo, stante che il Papa è un uomo e non un pastore tedesco. L'offesa ha precisi autori diretti (chi lo ha accusato di aver ri-condannato Galileo) e indiretti (le autorità politiche del nostro Stato che non hanno tutelato il Pontefice). Ci piacciano oppure no, costoro sono parte eminente e/o deficiente della nostra comunità nazionale. Occorre un atto di pubblica ammenda. Invitiamo a mescolarsi tra noi anche il presidente Giorgio Napolitano: in certi casi non è il caso prevalga la diplomazia e i suoi aperitivi, ma il sentimento popolare cui un capo dello Stato deve fornire sostegno semplice e forte.
2) Affetto e riconoscenza.
Come si fa a non voler bene a questo Papa? In tempi di invasione islamica e di paure d'ogni genere ripropone con la sua persona e il suo insegnamento il cristianesimo nella semplicità della tradizione.
3) Identità dell'Occidente.
Come ci ha insegnato Oriana Fallaci la nostra civiltà, fondata sulla libertà dell'individuo ed insieme sulla responsabilità verso la libertà e il benessere del prossimo, è figlia del cristianesimo; in Italia, in particolare del cattolicesimo. Anche chi si professa ateo o agnostico è impastato dei valori e dei sentimenti che arrivano da una storia millenaria segnata dal crocefisso.
4) La ragione contro il rimbambimento.
Il nostro amico Marco Pannella ha snocciolato delle cifre per dieci minuti a Porta a Porta. Tesi: il Papa è sempre in televisione, se da qualche parte non lo fanno parlare amen, che sarà mai. È come quelli che non facevano entrare gli ebrei o i negri nel loro bar: e allora per ore e ore elencavano i locali, le strade, i parchi per ebrei e negri, i tram dove potevano avere accesso, molti di più di quelli riservati agli ariani. Una logica da scienziato pazzo. Per i liberali di solito la libertà è indivisibile. Censurare una pagina di un libro di mille pagine resta censura: quella era la mia pagina, amico, lì dentro ci sono io, tutto io; se mi amputi un braccio non ti ringrazio perché poi mi restano tre arti e forse potevi tagliarmi la testa. La Stampa di Torino ieri invece si è messa sulla stessa lunghezza d'onda: Ratzinger si vede più in televisione di Napolitano e di Pannella! Mamma mia.
5) Ripicca.
Non è un gran sentimento, ma dà le sue soddisfazioni. Secondo i padroni sempiterni delle piazze, andare al colonnato del Bernini in San Pietro significherebbe rialzare gli "storici steccati" tra cattolici e laici. Vorrebbe dire mescolare religione e politica, cercando la prova di forza contro i non credenti. Che panzane. Qui la prova di forza, anzi di mitezza, è per distinguersi dalla teppa più o meno accademica. Chi ha fatto scempio della libertà di espressione non era "laico", ma apparteneva alla famiglia dei cretini. Poco male se uno è cretino per conto suo, ma quando fa valere questa sua qualità per imbavagliare la gente, si eleva a cretino intollerante. E - anche se poco caritatevole - uno storico steccato per impedire agli asini violenti di scalciare gli altri è legittima difesa della democrazia.
6) Orgoglio ateo.
Feltri si è dimesso per un giorno da ateo. Altri come lui, recandosi sotto la finestra del Palazzo Apostolico, impediranno le velleità di chi vorrà pesare la gente convenuta come massa per un "partito cattolico". Non c'entra, guai a chi farà questa conta un po' simoniaca. Si può stimare e manifestare affetto al Papa anche senza trasformarsi in gente pia. Non è una manifestazione di cattolici, ma semplicemente cattolica, che vuol dire universale.
8) Godurie.
Roma vale sempre un viaggio, specie la domenica mattina ha uno speciale incanto. Andare dal Papa e all'Angelus non implica particolari digiuni. Ci si può caricare di energia forse mistica, certo foriera di buon umore, con un cappuccino e un paio di maritozzi alla panna. Questo prima. Poscia ci sono trattorie mica male. Se volete rovinare il pranzo a Giuliano Ferrara andate a salutarlo alla "Campana", nel vicolo omonimo. Cossiga invece va al buffet dell'Hotel de Russie, vicino a piazza del Popolo.
9) Joseph Ratzinger.
Lui, le parole che dice, il modo come spiega il Vangelo, con la chiarezza del parroco di montagna e la finezza di un cherubino, valgono il viaggio, ritemprano la mente stanca e il cuore desolato di credenti peccatori e di atei incorruttibili.
10) L'Angelus in sé.
È una preghiera bellissima. È l'essenza del cristianesimo: ricorda cioè tempo, luogo e contemporaneità di Gesù che si incarna nel ventre della Madonna. Prima ci sono le campane, il loro concerto che rallegra. Poi la benedizione. E magari ci sarà pure qualche miracolo. E non è affatto irrazionale sperarlo: in fondo la suprema categoria della ragione è la possibilità. A Roma, a Roma.
© Copyright Libero, 19 gennaio 2008
Domenica (20.01.2008) andiamo tutti a Piazza San Pietro all’Angelus di Benedetto XVI. Io ci sarò!
Quì l'aggiornamento della rassegna stampa "Papa e Sapienza"
Rassegna stampa dal 13 al 17 gennaio
Avvenire - 17-01-2008 - Davide Rondoni -Uomini adatti alla fuga davanti al Papa dialogante
Il Foglio - 17-01-2008 - Giuliano Ferrara - Quel professore e Papa della ragione, a disposizione del suo tempo
Il Giornale - 17-01-2008 - Alessandro M. Caprettini - Intervista a M. Pera: "L’insulto a Ratzinger? E’ la rivincita della sinistra"
Il Giornale - 17-01-2008 - Andrea Tornielli - Bagnasco: "In Italia l’oscurantismo laicista supera la tolleranza"
La Repubblica - 17-01-2008 - Joaquin Navarro-Valls -La libertà della scienza
Il Sole 24 Ore - 17-01-2008 - Giovanni Reale -Oltre la ricerca scientifica
Avvenire - 17-01-2008 - Salvatore Mazza -Cori, applausi e striscioni: un’udienza scoppiettante
Avvenire - 17-01-2008 - Gianni Santamaria -L’abbraccio al Papa dalla gente comune
Il Foglio - 16-01-2008 - Comunicato di CL -Sapienza discarica ideologica.
Corriere della Sera - 16-01-2008 – E. Galli della Loggia -Una sconfitta del paese